Il mito di Sisifo

(tratto dal romanzo "Il mito di Sisifo" di Albert Camus -1942)

(Bompiani Editore, traduzione di Attilio Borrellii)

 

 

In questo sottile momento in cui l'uomo ritorna verso la propria vita, nuovo Sisifo che torna al suo macigno, nella graduale e lenta discesa, contempla la serie di azioni senza legame, che sono divenute il suo destino, da lui stesso creato, riunito sotto lo sguardo della memoria e presto suggellato dalla morte. Cosi' persuaso dell'origine esclusivamente umana di tutto cio' che e' umano, cieco che desiera vedere eche sa che la notte non ha fine, egli e' sempre in cammino.

 
Il macigno rotola ancora.
 
Lascio Sisifo ai piedi della montagna! Si ritrova sempre il proprio fardello. Ma Sisifo insegna la fedelta' superiore che nega gli dei e solleva i macigni. Anch'egli giudica che tutto sia bene. Questo universo, ormai senza padrone, non gli appare sterile nč futil. Ogni granello di quella pietra ogni bagliore minerale di quella montagna, ammantata di notte, formano, da soli, un mondo. Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo.
 
Bisogna immaginare Sisisfo felice.
 
 

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